Interviste Creative. Dialoghi nel Public speaking e comunicazione efficace

Oggi sono felice di farti conoscere una nuova bellissima anima per la rubrica “La Stanza delle Interviste Creative” dedicata a donne che diffondono bellezza, armonia e che contribuiscono con la loro unicità a divulgare un messaggio positivo al mondo, in un’epoca di veloci cambiamenti.

Questo spazio sta diventando sempre più popolato di splendide professioniste che lo ampliano con il loro contributo fatto di esperienza, novità e coraggio. Sto trovando molti spunti e ispirazioni ascoltando le loro storie.

Un incontro non avviene mai per caso, in uno scambio di parole avviene uno dono di ricchezza e di esperienza che l’uno fa per l’altro e viceversa.

Ti presento Chiara Moletta, una bravissima professionista che ho avuto l’onore di conoscere, insegnante di Public Speaking e Comunicazione efficace.

Entriamo subito nel vivo dell’intervista!

 

Ciao Chiara, felice che tu sia qui. Di cosa ti occupi di preciso?

Ciao Eliana e grazie a te della splendida opportunità che mi hai offerto di far conoscere la mia attività. Ne sono entusiasta e onorata.

Come hai avuto modo di scoprire, sono una docente di public speaking e, nello specifico, mi occupo di aiutare le persone a superare la paura di parlare in pubblico e a comunicare in modo più sicuro ed efficace.

Non hai idea di quanta gente vada letteralmente in panico alla prospettiva di dover affrontare un colloquio importante o un discorso, anche breve, di fronte a una platea di più di dieci persone.

Con il mio lavoro, mi propongo di aiutare chiunque lo desideri a gestire al meglio queste situazioni, fornendogli tecniche, strategie e strumenti in grado di trasformare anche un oratore timido, inesperto e impacciato in un comunicatore preparato, convincente e sicuro di sé.

Quando è nata e come hai messo in pratica l’idea di creare una tua attività?

È nata dalla mia grande passione per l’insegnamento unita a un crescente desiderio di indipendenza lavorativa.

L’avventura è iniziata alla fine del 2015, quando ho creato il mio primo corso intensivo di otto ore. È stato un po’ un salto nel buio, perché le donne che svolgono la mia professione sono pochissime e non avevo grandi modelli da seguire. Inoltre ero molto giovane e temevo di non apparire abbastanza credibile nel ruolo di docente. Tuttavia ho voluto crederci fino in fondo e ho fatto del mio meglio per infondere la passione che nutro per questa materia nel mio modo di insegnarla, cercando di farne il mio biglietto da visita.

Deve aver funzionato perché già l’anno successivo, sull’onda dell’entusiasmo dei miei partecipanti, ho quasi raddoppiato il numero delle ore di corso, passando da una sola giornata ad un intero weekend di formazione. Poi è arrivata anche la modalità serale ed è stato proprio uno degli iscritti al mio primo corso di questo tipo a chiedermi di formare lo staff della sua azienda, aiutandomi ad avvicinare il mondo delle imprese.

Arriviamo così all’autunno del 2017, quando ho deciso di aprire uno studio di consulenza a Bassano del Grappa, la mia città natale, dove ogni giorno accolgo persone che desiderano formarsi individualmente, seguendo percorsi creati sulla base delle loro esigenze.

Il prossimo sogno che scalpita per uscire dal cassetto è portare il public speaking nelle scuole. In alcuni paesi del nord Europa l’empatia e la comunicazione sono materie scolastiche a tutti gli effetti, come la matematica. Mi piacerebbe contribuire a rendere tutto questo una realtà anche nella scuola italiana.

“Noi non siamo i nostri pensieri”: queste importanti e preziose parole che hai citato ad un tuo corso come si possono collegare con la paura di parlare in pubblico?

Sia la scienza che la filosofia e la psicologia sostengono da tempo che il modo in cui pensiamo a noi stessi determina in gran parte ciò che siamo. Pensiamo di essere in un certo modo e finiamo per diventarlo, il che è un’ottima cosa, quando il pensiero che abbiamo formulato è positivo.

Il problema sorge quanto finiamo per convincerci che un tratto negativo che abbiamo sviluppato in passato, a causa del modo in cui abbiamo pensato e vissuto un evento spiacevole, sia lì da sempre e sia immutabile. In realtà si tratta di un parto della nostra mente, di un’etichetta che ci siamo messi addosso ad un certo punto della nostra vita e che non dice nulla di chi siamo realmente.

Ognuno di noi, infatti, è in continua evoluzione, ma spesso non riesce a diventare la persona che vorrebbe essere solo perché si lascia scoraggiare da una visione errata o limitata di sé.

È per questo che nei miei corsi invito a riflettere sul fatto che siamo noi a formulare i nostri pensieri e che non dobbiamo permettere loro, quando si tratta di pensieri negativi o limitanti, di determinare che tipo persona possiamo o non possiamo divenire. Quella è una cosa che dipende dalla nostra volontà.

Tornando al public speaking, nel momento in cui mi convinco e affermo di essere una persona che ha sempre avuto paura di parlare in pubblico, autorizzo quel pensiero a diventare la mia realtà, senza sapere che, in verità, nessuno di noi è nato con la glossofobia.

Questa, infatti, è un’ansia sociale che abbiamo sviluppato nel corso della vita, con ogni probabilità nella prima infanzia (per questo spesso non ci ricordiamo a quando risale e finiamo per credere di soffrirne da sempre) ma non è una condizione immutabile, non fa parte di noi e possiamo lasciarcela alle spalle in ogni momento.

Basta che permettiamo al nostro corpo, cui la mente è intimamente legata, di venirci in aiuto con una serie di semplici, ma potentissimi strumenti capaci di contrastare anche la più invalidante delle paure.

Qual è il primo passo che consigli di fare per superare la paura di parlare in pubblico?

A parte iscriversi al mio corso dici? Scherzi a parte, direi che il primo passo è mettersi in gioco. Ricordo di aver letto da qualche parte una splendida esortazione che recitava più o meno così: “non aspettare che ti passi la paura per agire, perché è agendo che supererai la paura”. Non potrei essere più d’accordo.

Difatti, più a lungo permettiamo alla paura di dominarci e più potere le diamo su di noi. Chi prova a mettersi in gioco, alzandosi in piedi e prendendo la parola davanti a un centinaio di persone, nonostante il cuore a mille, le mani sudate e la voce che trema, è già sulla buona strada per lasciarsi la paura di parlare in pubblico alle spalle.

In che modo la paura può diventare un’alleata?

La paura può diventare un’alleata quando è presente in dose minima, sotto forma di lieve tensione adrenalinica. Mi riferisco a quella leggera agitazione, molto simile all’eccitazione, che avvertiamo quando siamo carichi e pronti ad agire e che ci motiva a ripassare il nostro discorso una volta in più o a controllare di aver messo gli appunti in borsa prima di uscire di casa, tutte cose che non possono che favorire la buona riuscita del nostro intervento in pubblico.

Chi non prova un minimo di tensione all’idea di dover stimolare l’interesse di una platea con le proprie parole, spesso prende il compito alla leggera e corre più rischi di altri di commettere qualche errore grossolano in fase di preparazione o di esposizione del discorso.

Se proviamo un pizzico di timore dinanzi a quello che stiamo per fare significa che riconosciamo il valore e l’importanza del nostro ruolo, del nostro pubblico e del messaggio che desideriamo rivolgergli.

A chi consiglieresti un corso di public speaking e comunicazione efficace?

A costo di sembrare una che vuol tirare acqua al proprio mulino, mi sento di risponderti molto sinceramente che lo consiglierei a tutti, perché siamo animali sociali e la nostra vita quotidiana ci porta ad interagire e a comunicare con altre persone di continuo.

Finora abbiamo parlato principalmente di come superare la paura di parlare in pubblico, ma in un corso di public speaking quello è semplicemente il primo passo.

Chi partecipa ha anche l’occasione di scoprire come usare al meglio il corpo e la voce per fare una buona impressione sugli altri e per risultare credibile e convincente quando esprime un’opinione o avanza una proposta.

Non solo: in un buon corso di comunicazione si impara anche ad interagire con i propri interlocutori in modo corretto, ad ascoltare attivamente, ad esprimersi con chiarezza e a gestire con efficacia le fasi più delicate del dialogo, quali domande, critiche, interruzioni e obiezioni. Insomma, ce n’è per tutti!

Pensa che qualche mese fa ho ricevuto la mail di un mio ex partecipante che mi voleva ringraziare perché, mettendo in pratica alcuni insegnamenti ricevuti durante il corso, era riuscito a conquistare la donna che gli piaceva! Ora… trovare l’amore non è esattamente lo scopo primario di un corso di public speaking, ma come “effetto collaterale” non mi sembra male. Più che altro fa capire come quanto si impara in aula sia poi spendibile nella vita di tutti i giorni e non solo di fronte a una platea di cento persone.

(Tutte le foto sono di gentile concessione di Chiara)

Grazie a Chiara per la sua grande preparazione ed empatia. Consiglio dal cuore un suo corso, arricchisce molto e ti consente di fare un altro passa avanti nella tua evoluzione.

 

Per approfondire la sua conoscenza clicca nel suo sito web personale: www.molettacorsi.com

La sua pagina social Facebook: Chiara Moletta – Public Speaking

Altri luoghi dove trovare Chiara: Strada Travettore 116, 36061, Bassano del Grappa (VI)

Contatti e-mail: info@molettacorsi.com

La stanza delle interviste creative ritornerà il prossimo mese con un altro interessante incontro.

Rimani in ascolto.

Un caro saluto,

Eliana

About The Author

Eliana

Operatrice olistica specializzata in arte e creatività, mi occupo di percorsi di riscoperta di creatività e intuito.

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