Interviste Creative. Dialoghi nei viaggi

Felice di riaprire la rubrica “L‘atelier delle Interviste Creative” dedicata a chi diffonde con semplicità le proprie passioni e un po‘ del proprio mondo. Con gesti e parole c’è chi espande con unicità un messaggio positivo al mondo, in un’epoca di veloci cambiamenti.

Perchè proprio un atelier? E‘ un luogo dove si mescolano esperienze creative attraverso i colori, le emozioni, i vissuti raccontati ed elaborati. Si condivide e si vive, giorno dopo giorno, facendo tesoro di ogni incontro.

Oggi ti presento Matteo Piva, Patogiramondo, viaggiatore e scopritore del mondo. Pato è della Val di Zoldo, nelle Dolomiti Bellunesi e ha iniziato a viaggiare molti anni fa in Europa e non solo.

Ha scritto un libro “Alla ricerca dell’alba. Dalle Dolomiti e Barcellona camminando”, un diario di un lungo viaggio a piedi in compagnia del carretto Gionni. Un libro entusiasmante e ricco che, come accade con le letture più appassionanti, ti permettono di viaggiare stando a casa.

E ora entriamo nel vivo dell’intervista!

 

Felice di presentarti in questo spazio dedicato alle interviste creative CREARSI. Benvenuto Matteo! Partiamo subito con una domanda di rito: il nome Patogiramondo da dove arriva e quando hai deciso di metterti in viaggio?

Ciao Eliana, grazie mille per la splendida opportunità. Il nome Patogiramondo è nato circa 5 anni fa quando, prima di un viaggio, ho scelto di pubblicizzare le mie avventure sui social network. Non sapevo bene come chiamarmi, allora decisi di unire due soprannomi che mi vennero dati in momenti diversi di vita. Pato nacque nel 2009 quando dei compagni di squadra di quel tempo mi affibbiarono quel soprannome in onore di un calciatore famoso che in quel periodo aveva grossi problemi fisici, proprio come il sottoscritto. Inoltre c’era una certa somiglianza fisica, per dei capelli ricci che a quel tempo erano lunghi e folti. Giramondo invece era un soprannome che mi venne dato dai miei compaesani più anziani quando vedendomi ritornare dai miei continui viaggi per il mondo mi chiamarono simpaticamente così. Unendo quindi le due cose diventai Patogiramondo.

Il desiderio di viaggiare invece, è nato verso i vent’anni quando preso da grossi momenti di malessere sentii la necessità di evadere e riuscii a trovare quel pizzico di coraggio per vivere i miei sogni. Cominciai con piccoli viaggetti in Europa per poi catapultarmi con il tempo a scoprire il mondo. Sempre a piccoli step e sempre ascoltando le mie esigenze.

 

Hai viaggiato in tantissimi luoghi nel mondo e hai conosciuto molte culture differenti. Cosa porti sempre con te dai tuoi viaggi? Cosa rimane indelebilmente racchiuso nel tuo cuore?

Dai miei viaggi porto sempre con me dei valori fondamentali che mi hanno trasmesso i miei genitori. L’educazione e il rispetto in primis. Con questi due valori sono convinto che le porte del mondo ti si aprono. Mi piace sempre presentarmi con un sorriso e cercare di trasmettere un’energia positiva al mondo che mi circonda. Cerco di interagire con le varie culture e scoprirne più cose possibili. Mi sono reso conto che siamo come delle calamite e abbiamo il potere di attrarre verso di noi le persone più affini. Il viaggio mi ha regalato esperienze che mai avrei immaginato. Persone magnifiche, esperienze assurde che hanno arricchito la mia sete di scoperta. Mi sono sempre chiesto cosa mi portavo a casa dai viaggi e col tempo ho capito che l’umanità delle persone era il dono più grande che potessi ricevere. Sembra strano in un’epoca dove si sentono solo cose negative. Eppure io posso solo ringraziare tutte le anime che si sono avvicinate a me e mi hanno aiutato in qualsiasi momento. Sembravano quasi messe lì apposta per farmi capire qualcosa e farmi superare l’ostacolo. Poi ovviamente credo che l’attitudine sia fondamentale, che dire grazie e per favore possa essere d’aiuto per rompere la barriera di scetticismo che il mondo moderno ha creato. Aprirsi al mondo può generare un’energia potentissima su tutto il pianeta.

La vita riserva sempre delle sorprese e immagino che il viaggio ti porti spesso a sconvolgere i tuoi piani e seguire più il cuore che la mente. Ci sono stati dei momenti particolari in cui la tua resilienza è stata messa a dura prova?

Molte volte mi sono ritrovato a dover cambiare i piani in corsa e non sempre è stato facile accettare il piano che l’universo aveva in mente per me. A volte mi sono chiesto perché doveva essere tanto difficile quando in realtà era solo necessario per poter evolvere in una certa maniera. Con il tempo però mi sono reso conto di essere una persona estremamente adattabile e anche le situazioni che sembravano impossibili le prendevo come una sfida per poter crescere. Ho sempre cercato di capire i segnali che arrivavano dall’universo e coglierne il significato. Non sempre li ho capiti subito, anzi a volte mi massacravo il cervello e non ne uscivo. Poi ho intuito che ascoltando il cuore si può trovare facilmente la propria strada. Mi piace raccontare un piccolo aneddoto vissuto in viaggio un paio di anni fa. Mi trovavo in Brasile, nella Selva Amazzonica. Ero abituato a vivere il viaggio in maniera frenetica, spostandomi rapidamente da un posto all’altro. In quei giorni avevo pianificato di arrivare fino alla tripla frontiera Peru, Brasile e Colombia e prendere un volo per il nord della Colombia. Volevo vedere ancora mille cose nei 3 mesi di viaggio che mi rimanevano. Provai a prenotare con il telefono un volo per Santa Marta, nord della Colombia e la carta di credito smise improvvisamente di funzionare. Provai varie volte ma niente. Andai al supermercato vicino e funzionava perfettamente. Non capivo cosa stesse succedendo. Poi di notte feci un sogno e il nome di una città peruviana mi entrò nella testa: Iquitos rimbombava dentro di me. Ascoltai il mio intuito, abbandonai l’idea Colombia e mi avviai verso il Perù. Mi ritrovai così a vivere un’esperienza fortissima che mi rivoltò come un calzino e mi fece cambiare molte cose nella mia vita. Ecco, seguire i segnali e accettare il proprio destino.

 

Il contatto umano è un altro importante segnale che conferma quanto siamo tutti collegati e non esiste separazione. Hai incontrato tante persone nei tuoi viaggi e avuto modo di conoscere diversi modi di pensare e di vivere. Ci racconti qualche curiosità degli incontri che hai fatto?

Sicuramente l’incontro più forte dei miei viaggi è stato con Pepe Muijica, l’ex presidente dell’Uruguay. Per me Pepe è stata una delle persone più importanti per la mia crescita. Ascoltare le sue conferenze, le sue idee sempre controcorrente, il suo essere pienamente sé stesso. Un esempio. Ricordo che ero a Montevideo in pieno centro città e non capivo bene cosa ci facessi io in mezzo a quel casino. Sapevo che Mujica viveva lì nelle vicinanze, ma non sapevo esattamente dove. Chiesi informazioni e con sorpresa mi dissero che viveva in mezzo alla campagna, a 30 km dal centro città. Decisi di provarci. Presi vari autobus finché arrivai proprio davanti casa sua. Trovai la polizia che mi disse che era difficile incontrare Pepe, mi consigliò di mettermi lì buono buono e aspettare. Dicevano che forse avrei avuto “fortuna”. Quella volta mi sedetti alla fermata dell’autobus ed ebbi pazienza, non fortuna. 4 ore piantato sotto il torrido sole Uruguaiano. Finché dal nulla apparve quel vecchietto e sentii il cuore scoppiare. Dopo pochi minuti venni chiamato dalla polizia ed ebbi l’onore di fare due chiacchiere con quella meravigliosa persona. Un evento unico e irripetibile.

Mentre un altro incontro forte che mi ha regalato il viaggio è proprio di qualche giorno fa, quando lungo il Cammino degli Dei (da Firenze a Bologna camminando) ho incontrato Carlo Taglia, una delle persone più influenti nel panorama italiano dei viaggi. È il primo che ha compiuto il giro del mondo senza aerei e i suoi libri sono stati per me fonte di ispirazione fortissima. Anche nel suo caso furono solo pochi minuti, però ancora una volta la vita mi dimostrò che tutto era possibile, basta crederci, dimostrare una fede incrollabile e accettare quello che l’universo ha in serbo per te.

 

Nel tuo primo libro “Alla ricerca dell’alba – Dalle Dolomiti a Barcellona camminando” parli molto dei segnali dell’universo e della connessione con tutto ciò che ti circonda. In un viaggio così impegnativo e al tempo stesso meraviglioso, in che modo sei riuscito a seguire il tuo intuito e ad affidarti a qualcosa di più grande?

Confesso che all’inizio fu difficile capire la connessione con il tutto. Probabilmente perché non ero ancora pronto per cogliere certi segnali che mi arrivavano. In quel momento però ero talmente spensierato che sorridevo quando dal nulla si risolvevano situazioni incredibili. Poi, con il passare del tempo presi coscienza e capii che il terreno sembrava preparato apposta per me. Non poteva essere frutto della casualità o della fortuna come detto in precedenza. Era tutto perfetto. Mi sentivo connesso con me stesso, mi svegliavo la mattina ed ero felicissimo della vita che mi ero scelto. Questo, credo sia il segnale più forte per capire che si è sulla strada giusta per realizzare la missione che ci è stata affidata. Camminavo, semplicemente camminavo e mi lasciavo sorprendere da tutto quello che succedeva. Ogni passo era un piccolo mattoncino di consapevolezza.

Il carretto Gionni, fedele compagno di viaggio di Pato, dalla Val di Zoldo a Barcellona

Il tuo coraggio e la tua intraprendenza colpiscono da subito: quali consigli daresti a chi desidera partire alla scoperta di sé stesso e del mondo?

Il consiglio più grande che mi sento di dare è quello di seguire i propri sogni, di crederci. È importantissimo concentrarsi sulle proprie idee e lasciare perdere il mondo esterno. Ti diranno che sei un illuso, che la vita è un’altra cosa, ci saranno difficoltà. Ma crederci diventa troppo importante. Andare avanti per la propria strada, sbagliare il più possibile e cogliere ogni occasione come uno spunto per evolvere. Non c’è più tempo per vivere la vita che gli altri si aspettano da noi, c’è solo tempo di vivere al massimo la nostra esistenza terrena, e poi un giorno guardarsi indietro ed essere soddisfatti di quello che abbiamo apportato al pianeta e a noi stessi. Siamo qui per evolvere e per vivere in serenità.

 

(Tutte le foto sono di gentile concessione di Matteo Piva, Patogiramondo)

 

Grazie a Pato per la semplicità e l’essenzialità del modo in cui vive e condivide. Grazie per comunicare con sensibilità e grande presa di coscienza che tutto è possibile se lo si vuole. A volte bisogna avere fede e affidarsi, semplicemente questo, con coraggio e forza interiore. GRAZIE.

 

Per approfondire la sua conoscenza e scoprire il suo libro clicca di seguito:

Facebook: Patogiramondo 

Instagram: patogiramondo 

About The Author

Eliana

Operatrice Olistica specializzata in Arteterapia. Mi occupo di percorsi di riscoperta di creatività e intuito, per ipersensibili. Ti aiuto a vederti in modo chiaro.

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