Il diario dei segni. Come, quando e perchè tenerne uno

Il diario dei segni, così come l’ho chiamato io fin dall’inizio, è un libricino su cui annotare quegli episodi che accadono nella vita quotidiana che apparentemente sono buffi e senza un senso. Può essere il numero che vedi costantemente, oppure quella scritta che noti proprio uscendo di casa e ancora quella frase sentita da una persona mentre le passi accanto. Sono tutte esperienze che comunque ti fanno riflettere, che noti e quindi lasciano un segno nella tua quotidianità. Segnali più o meno evidenti che ti colpiscono e ti inducono a “fermarti”.

Sono una sorta di vento fresco per l’anima, perché sì i segnali che arrivano a noi, sono dei potenti modi che ha la vita, l’universo o qualsiasi altro modo con cui vuoi definire la potenza creatrice in cui credi, per darci delle indicazioni o per farci riflettere. Sono un’ottima bussola che ci orienta e un faro che illumina le nostre giornate.

Spesso si corre, non ci si ferma, si va avanti e non ci si chiede perché succede qualcosa. Si suol dire: “Che coincidenza!” oppure “Guarda un po’ che caso”. Magari ci si stupisce e finisce là, nel bene e nel male. Senti mai dire: “Ma capitano tutte a me!?

Questi esempi per dirti che i segni che incontri nella tua vita, di qualsiasi natura essi siano, sono dei meravigliosi doni per dirti che sei sulla strada giusta oppure che devi fermarti a riposare. Ma possono voler dire tante altre cose interessanti.

Io lo penso sempre un po’ come un gioco in cui mi diverto ad interpretare ciò che mi succede. Ovviamente non deve diventare una ricerca affannosa, ma una giocosa esperienza. Poi il bello che ognuno può interpretare per sé, collegare e decidere cosa va bene o cosa no.

 

 

Ti faccio un esempio pratico della mia esperienza nel “campo”:

Quest’estate c’è stato un periodo in cui mi sono trovata sopraffatta dalle cose da fare, perché volevo esserci in ogni cosa, fare troppe cose insieme. Ho notato un paio di cose che subito non mi hanno colpito, ma ci sono arrivata mesi dopo.

Sono andata in montagna e in una delle mie escursioni estive di ritorno dalla salita di una cima bellissima, ho messo male il piede e ho rischiato di slogarmi la caviglia. Per fortuna mi si è solo gonfiato e mi ha “fermata” fino al giorno dopo per poi rallentare il mio passo per un certo periodo.

Ho continuato imperterrita la mia vita, programmando, interessandomi di tante cose, senza sosta. Pensavo che fare, fare, fare poi mi avrebbe ripagato. Invece ho compreso che servono anche i periodi più calmi, di recezione, di accoglienza verso ciò che naturalmente arriva.

Dopo qualche mese nuova escursione, salita al monte e discesa, tra l’altro nella pioggia che mi ha colto, quindi con passo lesto verso valle e in un momento di distrazione vado a sbattere violentemente contro una roccia sporgente che non avevo minimamente visto. Ne risulta un ematoma e io che vado zoppa di nuovo.

Un po’ di domande me le sono fatta, ma l’ho capito comunque di recente.

Necessitavo di un periodo di stasi, rilassamento e naturale ripresa.

Con questo racconto voglio trasmetterti l’importanza del prestare attenzione agli eventi che ti colpiscono anche a volte meno belli e di forte impatto.

Abbi sempre fiducia e fluisci con le situazioni.

Ti auguro una buona continuazione e ti aspetto ogni giovedì nelle mie pagine social per la rubrica creativa Quale segno ho visto questa settimana?

Uno spazio in cui potrai raccontarmi i segnali che vedi e insieme trovare utili ispirazioni.

A presto,

Eliana

 

Per addentrarti sempre più in questo mondo magico ed intuitivo che ti conduce verso delle soluzioni perfette per te, ti invito ad esplorare la nuova “Consulenza Colibrì – Risveglia il tuo intuito – Cogli i segnali che la vita ti da” ricca di contenuti utili per aiutarti ad ascoltarti, fare chiarezza, ritrovare il coraggio e ad espandere il tuo intuito e la tua creatività.

About The Author

Eliana

Operatrice olistica specializzata in arte e creatività, mi occupo di percorsi di riscoperta di creatività e intuito.

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